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Interventi
Domande e Risposte
Intervento del Dr. L. Cerasuolo
Sono un ginecologo che da diversi anni opera presso due Consultori
Familiari della ASL Na 1.
Da tre anni ormai nel primo incontro che ho con le donne in gravidanza
effettuo un approfondito counseling sugli screening che si possono
effettuare per valutare i rischi di malformazioni fetali. Presento
sia la possibilità di effettuare il First Test ( PAPP-bHCG)
associato alla N.T. intorno alla 11^-12^ sett. nonchè il Tri
Test intorno alla 16^ sett. Chiarisco le percentuali di attendibilità
degli esami ed indico anche il percorso che andrebbe effettuato in
caso di positività degli stessi. Ho riscontrato che tutte le
donne propendono per il primo esame in quanto vedono, a parte la maggiore
attendibilità ( 90 - 92%), la possibilità di effettuare
una amniocentesi in epoca precoce se non addirittura una villocentesi.Vorrei
a questo proposito sapere l'esperienza di altri colleghi. |
Risposta della Dr.ssa
Giarin
Il nostro lavoro riguarda i dati raccolti dal 1995 al 2000. Attualmente
anche noi informiamo le pazienti sulla possibilità di eseguire
l'Ultrascreen (Duo Test + T.N.) ma incontriamo difficoltà sia
per il costo, sia perchè ancora eseguibile in pochi laboratori
(il nostro si sta attualmente attrezzando). |
Intervento del Dr. A. Pellegrini
Nella mia pratica di medicina generale ho la prassi di consigliare
l'esecuzione del tri-test a TUTTE le gestanti, indipendentemente dalla
loro età; studiando il materiale disponibile di questo Congresso
mi sento confortato dall'Autorità dei Relatori nel continuare
questa prassi. Tuttavia il medico generalista spesso (per non dire
sempre...) si trova pressato da richieste sull'opportunità
di eseguire amniocentesi anche in pazienti che non presentano le caratteristiche
per essere candidate a tale metodica; tali richieste sono di solito
dettate da stati di ansia nella gestante e nell'entourage familiare,
da distorta o errata informazione, da insistenze dei parenti, etc.
In tal senso è particolarmente importante importante l'opera
del medico di famiglia, nella cui competenza mi pare possa pienamente
rientrare un'azione mirata di counseling verso la gestante e la coppia,
finalizzata in primo luogo a chiarire la reale situazione del rischio,
sulla base di inoppugnabili dati scientifici, come quelli presentati
in questo Congresso. E' stata infatti evidenziata la affidabilità
scientifica del test, come test predittivo in senso probabilistico,
ovviamente non diagnostico: il vero problema a mio modessto parere
è tradurre tutto ciò in termini comprensibili e realmente
efficaci per la gestante, di solito confusa dalla pletora di "noise"
pseudo-informativo che inonda i media nel campo sanitario. Sfortunatamente
a volte capita anche che la gestante non trovi nel consulente ginecolo
quella comprensione che sarebbe auspicabile, per cui si rivolge al
medico di famiglia, al quale così perviene il doppio compito
(doppiamente gravoso) di informare correttamente la donna, e di smontare
il castello di inutili ansie che spesso si è andata costruendo,
vuoi per la disinformazione, vuoi per la mancata comprensione di informazioni
corrette. QUindi Vi chiedo conferma dell'adeguatezza del mio approccio,
consistente nell'indicare l'opportunità di eseguire SEMPRE
il tri-test ed una accurata ecografia precoce, come metodica capace
di fornire il massimo di informazioni senza il ricorso a tecniche
invasive, da riservare a situazioni "di secondo livello".
Grazie |
Risposta della Dr.ssa
Giarin
Proporre il tri-test a tutte le coppie penso sia opportuno, dato che
ad oggi è stato l'unico test non invasivo, seppur probabilistico,
che poteva orientare sul rischio specifico per Sdr. Down, oltre al
generico fattore età. Oggi si sta diffondendo un nuovo esame,
anch'esso probabilistico e non invasivo, che presenta però
il duplice vantaggio di essere più precoce e sensibile.
In ogni caso, tale test va PROPOSTO e non "cosigliato" o
"indicato": la coppia deciderà se desidera inserire
o meno tale esame nel suo percorso. Questa considerazione è,
a mio avviso, particolarmente importante nel caso del tri-test in
quanto, accanto ad un elevato valore predittivo negativo, presenta
una bassa sensibilità: in caso di positività la coppia,
ed il Medico, si trovano a gestire un'ansia che può accompagnare
una lunga gravidanza o portare ad eseguire indagini invasive non prospettate,
senza che poi il dato venga confermato. Tutto ciò non vuole
discreditare il tri-test, ma semplicemente evidenziare che questo
esame, data l'elevata specificità, può essere più
utile per "orientare" le coppie non a rischio aumentato
per anamnesi personale o familiare, ma in conflitto tra l'ansia, da
un lato, ed il timore per l'indagine invasiva, dall'altro.
L'ecografia morfologica è poi un fondamentale ed irrinunciabile
ausilio nella valutazione dello sviluppo fetale e può, essa
stessa, essere rassicurante o evidenziare un rischio di possibile
cromosomopatia fetale, dato che, come è ben noto, le alterazioni
cromosomiche più frequenti si possono associare a modificazioni
morfologiche talvolta evidenziabili in tale occasione.
L'intervento del Collega pone poi l'occasione di ribadire l'importanza
della comunicazione medico-paziente, o medico-coppia nel caso specifico:
PARLARE in termini chiari, fare lo sforzo di valutare il grado della
loro comprensione e, soprattutto, dar loro tempo e disponibilità
per elaborare le informazioni ricevute. Permettere alla coppia di
ben comprendere limiti e vantaggi di ogni metodica atta ad accertare
lo stato di benessere fetale (ed anche materno), di riportare il senso
di tali esami, e di loro eventuali ripercussioni, nella loro Storia
(fatta di valori, obbiettivi, aspettative...) può forse aiutare
a non vivere la Medicina come una scienza esatta in ogni circostanza
e/o a fare scelte più consapevoli. |
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