L'infezione da Mycoplasma Hominis e da Ureaplasma Urealyticum e microrganismi associati in un campione di pazienti di interesse ginecologico.

Discussione e Conclusioni

Le infezioni da micoplasmi urogenitali possono rappresentare un importante problema poiché colpiscono un rilevante numero di donne in età fertile e frequentemente provocano una gamma di diversi disordini dell'apparato urogenitale (uretriti, cistiti, pielonefriti, vaginiti, cerviciti croniche, PID), oltre a gravi rischi ostetrici (aborto spontaneo, RPM, parto pretermine, infezioni placentari, corioamnioniti ed endometriti puerperali) e neonatali (infezioni del tratto respiratorio, meningite). Inoltre possono essere responsabili di subfertilità maschile e femminile.

I risultati del presente studio, mostrano che la frequenza di tali infezioni è del 34.5%, sovrapponibile a quella riportata in letteratura, con una predominanza netta dell'Ureaplasma urealyticum (90.5% ) sul Mycoplasma hominis (0.5%) (Fig.1), anche se recenti studi scientifici sul liquido amniotico di pazienti con RPM hanno comprovato la perdita di circa il 40% dei casi positivi indagati con la tecnica colturale rispetto all'utilizzo della PCR (Polimerase Chain Reaction).
Tali infezioni sono risultate inoltre più frequenti in donne in età fertile, tra i 21 e 30 anni (46.3%) (Fig.2), come evidenziato anche da altri studi. Tuttavia, sia pazienti di età inferiore ai 13 anni, sia donne anziane di età superiore ai 70 anni che riferivano di non avere rapporti sessuali, non sono risultate esenti: ciò suggerisce che la via sessuale non sia perlomeno l'unica forma di contagio; quindi l'infezione da micoplasma verosimilmente può non essere una malattia esclusivamente a trasmissione sessuale (Tab.3).

Tab.3: Risultati riassuntivi della ricerca di M. hominis e U. urealyticum

Ricerca Micoplasmi Urogenitali
Ureaplasma urealyticum (Uu)
Mycoplasma hominis (Mh)

Pazienti Percent.
Totale Pazienti 4842  
Negativi 3172 65.5%
Positivi 1670 34.5%
U. urealyticum 1511 90.5%
M. hominis + U. urealyticum 151 9.0%
M. hominis 8 0.5%
M.h.-U.u. non associati 1009 60.4%
M.h.-U.u. associati ad altri microrganismi 661 39.6%
Età < = 13 5 0.3%
Età 14 - 20 62 3.7%
Età 21 - 30 774 46.3%
Età 31 - 40 503 31.1%
Età 41 - 50 196 11.8%
Età 51 - 60 91 5.5%
Età > 60 39 2.3%
Totale Pazienti Gravide 90  
di cui positive 31 34.4%

I micoplasmi possono far parte della flora vaginale normale e appaiono in vagina come conseguenza di un disturbo interno all'ecosistema batterico, favorente la proliferazione di altra popolazione microbica. Spesso però la carica batterica aumenta e i micoplasmi diventano corresponsabili dell'infezione genitale: è risultata infatti significativa l'associazione con altri germi patogeni, in particolare con la Candida albicans e con altri tipi di Candida (spp., glabrata, tropicalis, krusei), oltre che con la Gardnerella vaginalis e lo Streptococco b emolitico gruppo B; rara infine è risultata l'associazione con la Chlamydia trachomatis (Fig. 3 e Tab. 2).
È interessante notare come tali microrganismi possano convivere perfettamente fra loro, oltre che con gli stessi lactobacilli acidofili, e come si adattino facilmente al nuovo habitat vaginale. In conseguenza di ciò possiamo riscontrare ad es. la Candida che solitamente vive in un pH vaginale basso, associata alla Gardnerella che predilige valori di pH >= 4.5.
Ricordiamo comunque che ci sono microrganismi facenti parte della flora vaginale normale, come ad es. E. Coli che, anche se non frequentemente, possono diventare patogeni in certe condizioni avverse dell'ospite.
I sintomi non sono specifici e, se teniamo conto che nel nostro studio (Tab. 1) il 26.5% delle pazienti presentavano vaginiti recidivanti trattate per altri patogeni e che il 15.4% era asintomatico ed eseguiva il tampone vaginale con ricerca di mycoplasma per altri motivi (reperti citologici flogistici, uretriti nel partner, esami routinari per subfertilità o controllo per FIVET), possiamo dedurre le seguenti considerazioni conclusive:

  • data la frequenza di queste infezioni è consigliabile associare la ricerca specifica dei micoplasmi urogenitali (M. hominis e U. urealyticum) alle indagini microbiologiche di base, allo scopo di evitare insuccessi delle terapie dirette verso altri patogeni e inefficaci anche per gli stessi micoplasmi;
  • considerando il ruolo dei micoplasmi urogenitali nel provocare infertilità, sarebbe opportuno ricercare la presenza dei micoplasmi nel tampone vaginale, oltre che la Chlamydia trachomatis, ogniqualvolta si presentino alla visita donne con problemi di sterilità, anche se asintomatiche;
  • al fine di prevenire patologie ostetriche, puerperali ed eventuali patologie neonatali sarebbe indicato eseguire in gravidanza, assieme al tampone vaginale di base, la ricerca dei suddetti micoplasmi urogenitali.