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Discussione e Conclusioni Le infezioni da micoplasmi urogenitali possono rappresentare un importante problema poiché colpiscono un rilevante numero di donne in età fertile e frequentemente provocano una gamma di diversi disordini dell'apparato urogenitale (uretriti, cistiti, pielonefriti, vaginiti, cerviciti croniche, PID), oltre a gravi rischi ostetrici (aborto spontaneo, RPM, parto pretermine, infezioni placentari, corioamnioniti ed endometriti puerperali) e neonatali (infezioni del tratto respiratorio, meningite). Inoltre possono essere responsabili di subfertilità maschile e femminile. I risultati del presente studio, mostrano che la frequenza di tali infezioni
è del 34.5%, sovrapponibile a quella riportata in letteratura, con
una predominanza netta dell'Ureaplasma urealyticum (90.5% ) sul
Mycoplasma
hominis (0.5%) (Fig.1), anche se
recenti studi scientifici sul liquido amniotico di pazienti con RPM hanno
comprovato la perdita di circa il 40% dei casi positivi indagati con la
tecnica colturale rispetto all'utilizzo della PCR (Polimerase Chain Reaction).
I micoplasmi possono far parte della flora vaginale normale e appaiono in vagina come conseguenza di un disturbo interno all'ecosistema batterico, favorente la proliferazione di altra popolazione microbica. Spesso però la carica batterica aumenta e i micoplasmi diventano corresponsabili dell'infezione genitale: è risultata infatti significativa l'associazione con altri germi patogeni, in particolare con la Candida albicans e con altri tipi di Candida (spp., glabrata, tropicalis, krusei), oltre che con la Gardnerella vaginalis e lo Streptococco b emolitico gruppo B; rara infine è risultata l'associazione con la Chlamydia trachomatis (Fig. 3 e Tab. 2). È interessante notare come tali microrganismi possano convivere perfettamente fra loro, oltre che con gli stessi lactobacilli acidofili, e come si adattino facilmente al nuovo habitat vaginale. In conseguenza di ciò possiamo riscontrare ad es. la Candida che solitamente vive in un pH vaginale basso, associata alla Gardnerella che predilige valori di pH >= 4.5. Ricordiamo comunque che ci sono microrganismi facenti parte della flora vaginale normale, come ad es. E. Coli che, anche se non frequentemente, possono diventare patogeni in certe condizioni avverse dell'ospite. I sintomi non sono specifici e, se teniamo conto che nel nostro studio (Tab. 1) il 26.5% delle pazienti presentavano vaginiti recidivanti trattate per altri patogeni e che il 15.4% era asintomatico ed eseguiva il tampone vaginale con ricerca di mycoplasma per altri motivi (reperti citologici flogistici, uretriti nel partner, esami routinari per subfertilità o controllo per FIVET), possiamo dedurre le seguenti considerazioni conclusive:
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