Interventi in Diagnostica Ginecologica - Presentazione congressuale on line su: Progetto Percorso Donna - Update 2001

L'esperienza del
"Percorso Donna":
Update 2001


Il valore preventivo della Diagnostica di Laboratorio in Ginecologia in una realtà privata

a cura della Dr.ssa Antonella Agnello


L'impatto dello screening di laboratorio nelle malattie ginecologiche, una volta che questo sia risultato congruo da studi controllati e randomizzati in ambiente specialistico, va calato nella realtà clinica "sul campo". Solo a questo livello, senza bias di selezione del campione, l'utilità della prevenzione può essere valutata nella sua reale dimensione.

Il valore predittivo di un test, che definisce l'ambito entro cui si vuol fare prevenzione, dipende sia dalla specificità e dalla sensibilità del test, ma anche dalla prevalenza della patologia oggetto di studio. Comprendere questa premessa è fondamentale per determinare l'ambito ottimale della prevenzione in una realtà che ha una enorme importanza nello screening primario, rivolgendosi ad un'ampia popolazione di persone che ha il suo primo approccio con una struttura specialistica di base.
Se noi immaginiamo un test con una specificità ed una sensibilità del 98%, ci attendiamo che il 2% della popolazione affetta dalla patologia che il test intende diagnosticare risulterà falsamente negativa e che il 2% della popolazione non affetta dalla malattia risulterà falsamente positiva. Immaginiamo di applicare questo test ad una popolazione di 10.000 donne. Se la prevalenza della malattia oggetto di studio è alta (poniamo il 10%) o bassa (poniamo lo 0.1%) ci si troverà di fronte a diversi scenari meglio definiti dalla tabella seguente:

Popolazione sottoposta a screening preventivo 10.000 10.000 10.000
Prevalenza della malattia 10% 1% 0.1%
Pazienti con la malattia 1.000 100 10
Falsi negativi del test 2% 2% 2%
Pazienti non diagnosticati dal test 20 2 (0.2)
Falsi positivi del test 2% 2% 2%
Pazienti con test positivo senza malattia 180 198 200

Quali considerazioni trarre:

  1. quanto maggiore è la prevalenza della patologia nella popolazione oggetto di screening tanto maggiore è il numero di pazienti non diagnosticati;
  2. quanto minore è la prevalenza della patologia nella popolazione oggetto di screening tanto maggiore è il numero di pazienti che risulteranno positivi al test pur non essendo ammalati.
Ciò significa, in estrema sintesi,  che gli screening in un'ottica di prevenzione vanno programmati solo per patologie relativamente frequenti: se nel caso della prevalenza della malattia al 10% su 1160 casi positivi al test solo il 15% di essi (180) andranno incontro ad approfondimento diagnostico (costosi e "time-consuming"), nel caso della prevalenza allo 0.1% su 210 casi positivi ben il 95% di essi (200) sarà falsamente positivo. Nel caso intermedio (prevalenza all'1%) il 67 % dei pazienti positivi al test risulterà falsamente positivo (198/296)
v. tabella seguente:

Prevalenza della malattia No. casi positivi No. Casi falsamente positivi % di falsi positivi su tutti i positivi
10% 1160 180 15%
1% 296 198 67%
0.1% 210 200 95%

Infatti il rapporto costi/benefici di un test è di fondamentale importanza soprattutto in una sanità, quale quella italiana, ove la disponibilità di fondi è limitata e l'attesa da parte della popolazione è, al contrario, molto elevata.
In questo convegno verranno, come si vedrà, analizzate varie situazioni, con impatto sociale diverso e con diverso impatto "emozionale": dalla diagnostica prenatale della s. di Down alla diagnostica delle infezioni genitali, al valore del PAP test. Verranno inoltre analizzate altre situazioni, più specifiche, quali l' isteroscopia, la procreazione medico assistita.
Il mio invito è quello di valutare i risultati delle esperienze in questi campi alla luce delle considerazioni statistiche su accennate. Tanto maggiore sarà la comprensione del reale valore ("sul campo") degli strumenti che noi utilizziamo, tanto più efficiente sarà il nostro lavoro.