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La prognosi
L'esame dello striscio di sangue periferico, in un cospicuo numero di
casi (fino al 30%), oltre alle caratteristiche cellule linfoidi di piccola
taglia, indica la presenza di elementi linfoidi con caratteristiche morfologiche
di disomogeneità con elementi più grandi e con caratteri
prolinfocitici, linfoplasmocitici e immunoblastici. In base alla percentuale
di questi elementi non tipici nel sangue periferico, integrando la morfologia
con studi immunofenotipici, citochimici e citogenetici, sono stati formulati
dei criteri diagnostici per la identificazione dei sottotipi di questa
malattia. In particolare, ai fini prognostici e della programmazione terapeutica,
è utile definire le seguenti entità morfologiche:
- LLC tipica:
elementi prolinfocitoidi < 10%, con sopravvivenza mediana di 8,2
anni.
- LLC atipica (a cellule miste):
elementi con caratteri prolinfocitoidi in quota >10% ma <55% con
prognosi peggiore, spesso associate a trisomia del cromosoma 12, con sopravvivenza
mediana di 7,2 anni (p<0,005).
- Fattori di rilievo prognostico negativo
Oltre alla stadiazione sono stati identificati ulteriori fattori di
rilievo prognostico che indicano una prognosi peggiore ed implicano l'inizio
del trattamento:
- Infiltrato midollare di tipo diffuso
Questo aspetto istologico suggerisce una sopravvivenza compresa fra
2-4 anni. Tuttavia, se l'infiltrato midollare è del tipo non diffuso
(interstiziale, nodulare, misto) la sopravvivenza può aumentare
fino a 8-10 anni. Il tipo di infiltrato midollare di solito correla con
lo stadio e il pattern diffuso è più frequente negli stadi
avanzati. Questa correlazione non è tuttavia assoluta ed è
consigliabile suddividere ciascun stadio in due classi prognostiche differenti:
basso rischio, quando l'infiltrato midollare è del tipo non-diffuso;
alto rischio, quando l'infiltrato è diffuso.
- Linfocitosi periferica > 50000/ml
Una più elevata linfocitosi periferica suggerisce una sopravvivenza
più breve. Il valore della linfocitosi alla diagnosi, di solito
correla con lo stadio ed è tanto più alta quanto più
avanzato è lo stadio della malattia alla diagnosi. Anche in questo
caso, però la correlazione non è assoluta e ciascuno stadio
può essere sottoclassificato in basso ed alto rischio.
- Raddoppiamento della linfocitosi periferica < 12 mesi
Questo è un fattore prognostico indipendente, che ha poca correlazione
con lo stadio. In questo caso vi è una indicazione a trattamento
precoce, infatti la sopravvivenza mediana è inferiore a 5 anni.
Dal momento che la forza statistica del raddoppiamento della linfocitosi
periferica viene mantenuta se il periodo di osservazione dura 6 mesi, è
consigliabile la sua valutazione per i primi 6-12 mesi dalla diagnosi.
- Beta 2 microglobulina >= 3.5 mg/l
Valori di beta-2-microglobulina superiori a 3.5 indicano cattiva prognosi.
Questo parametro sembra avere forza prognostica indipendente dallo stadio
clinico nel predire la risposta al trattamento e la sopravvivenza. Si tratta
di un test serologico eseguito con metodo immunoenzimatico.
- Livello sierico di CD23 solubile
Un livello elevato di questo parametro è indice di cattiva prognosi.
- Anomalie cromosomiche e molecolari
Sono state evidenziate in circa la metà dei pazienti e la loro
frequenza aumenta negli stadi avanzati di malattia, quindi l'aumento di
anomalie cromosomiche può essere predittivo di un decorso più
aggressivo. Al contrario pazienti con cariotipo normale sembra che abbiano
un decorso più favorevole. La trisomia del cromosoma 12 è
l'anomalia più frequente e pare correlata con la morfologia atipica.
Lo studio con FISH (ibridizzazione in situ con sonda molecolare fluorescente)
consente di evidenziare tale anomalia in circa il 30% dei pazienti alla
diagnosi.
- Configurazione del gene Ig V ed espressione del CD38+
Necessità di trattamento per i pazienti con non mutazione di
Ig V ed espressione di CD38+.
- Definizione di malattia attiva
Si definisce malattia attiva quando è presente almeno uno dei
seguenti sintomi:
- perdita del 10% del peso negli ultimi 6 mesi.
- Profonda astenia.
- Febbre > 38°C che dura da almeno 15 giorni in assenza di infezione
evidente o sospetta, di altra malattia neoplastica o autoimmune.
- Sudorazione notturna profusa in assenza di altra patologia che la
giustifichi.
- Progressiva insufficienza midollare dimostrata da comparsa o peggioramento
di anemia e/o trombocitopenia.
- Anemia e/o trombocitopenia autoimmune resistente al trattamento con
corticosteroidi.
- Splenomegalia progressiva o superiore a 6 cm dall'arco costale alla
diagnosi.
- Linfoadenomegalie progressive o massive alla diagnosi (> 10 cm di
diametro).
- Linfocitosi progressiva con aumento > del 50% in meno di 2 mesi o
raddoppiamento della linfocitosi periferica in meno di 6.
Alla diagnosi e nei 6-12 mesi successivi occorre valutare ai fini della
determinazione della prognosi e della strategia terapeutica: lo stadio,
la morfologia dei linfociti, il tempo di raddoppiamento della linfocitosi
periferica e il fenotipo dei linfociti.
Tuttavia è esperienza comune che anche pazienti in stadio avanzato
possano restare stabili a lungo. Quindi una decisione circa la possibilità
di iniziare il trattamento non è necessariamente legata alle evidenze
diagnostiche e, come del resto suggerisce il NCI (National Cancer Institute
Statunitense), il trattamento può invece essere destinato solo ai
pazienti che presentino le caratteristiche cliniche e di laboratorio della
malattia attiva.
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